Accettazione Incondizionata: 22. Mito, Tragedia e Commedia della Nostra Vita

 

 

 

 

 

Uno degli strumenti più spettacolari in terapia -in termini di risultati- è far vedere alla persona di fronte a noi quanto si autocondanni a ripetere gesti e sforzi che per definizione la riportino all’inefficacia o all’impossibilità che sente interiormente.

In genere è una rappresentazione vera e propria, percepibile nei racconti che i clienti effettuano in terapia, che poi sfocia in simboli delle strutture caratteriali: portare ad esempio pesi sulle spalle per tutta la vita con l’illusione di poter smettere un giorno -e la delusione di non riuscire a farlo mai- è un vero e proprio dramma per chi lo vive ogni giorno.

Per questo motivo, fargli fare esperienza di come lo fa da solo, auto costringendosi, giorno dopo giorno, è una rivelazione che muta drasticamente il suo mondo interiore, e ristruttura, ora sì, tutta la sua vita.

Quando si effettua un lavoro di questo tipo, si ha di fronte una vera e propria situazione tragica, propria della mitologia, della tragedia o della commedia.

E vedere i propri problemi in questa luce, è di molto aiuto perché fornisce il vero e proprio sblocco che si sta cercando.

Permette di distanziarsi dalla propria esperienza, vedere la verità, e trovare -da fuori- la lucidità e l’energia per uscire una buona volta dai propri pantani.

Il mio analista greco mi disse una volta che non puoi fare il terapeuta se non conosci i miti e non ragioni come un politeista, cioè secondo i vari capricci degli Dei dell’Olimpo che ci condannano a vivere in modi bizzarri e terribili. Sembra originale come visione, ma in realtà, nella pratica, è molto vera ed efficace.

Si percepisce soprattutto nelle difficoltà e nelle ripetizioni di situazioni:

  • innanzitutto si nota insieme al cliente che questa difficoltà, ad esempio ad avere una casa, o a prosperare e a guadagnare con il proprio lavoro, si ripete sempre uguale da una vita.
  • Se poi la si lega ad una informazione sul passato fornita magari mesi prima: ad es. “mio padre non mi ha mai riconosciuto, mi sono sempre sentito estraneo a casa mia”, allora l’illuminazione è immediata.

E avere di fronte la sintesi esatta della condanna implicita a non poter avere un posto, che ancora agiamo dentro di noi, ci permette di ritrovare l’impeto di energia per fare il passo oltre l’ostacolo della maledizione più grande e più importante della nostra vita.

Ed in questa luce:

– “non riesco mai a trovare il tempo per cercare casa”

– “vorrei ma succede sempre qualcosa che me lo impedisce”

– ”è solo un periodo colmo di impegni, poi mi ci dedicherò”

 

assumono un significato molto diverso dalle semplici complicazioni della vita quotidiana.

 

 

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