15) Nessun Prezzo da Pagare

 

“A che serve vivere
se non ti senti vivere”

(Bond, James Bond)

 

 

 

Marcello era disposto a chiudere la propria azienda e ad essere considerato un marito e un genitore degenere, pur di poter respirare.

Angela si umiliava pur di avere anche un minimo di considerazione dagli uomini.

Sasha (i nomi a furia di doverli cambiare, iniziano a scarseggiare…) da bambino era talmente abituato al sacrificio che, da adulto, sopportava come “ normalissimi”, turni di lavoro di 12 ore consecutive al computer senza alcun interesse, soddisfazione, e senza riconoscimenti economici.

Parlandone, scoprii che la madre di Sasha lavorava da una vita, fin da quando lui era bambino, tutte le sere e le notti della sua esistenza lavorativa. Ad ogni tramonto, Sasha vedeva la madre uscire di casa e andare a lavorare fino alla mattina dopo… Non poteva la madre cambiare questo stato di cose? Non può ora Sasha cambiare la sua vita? No? Sicuri?

E sempre andando in profondità…

… venne fuori che il padre di Marcello non era mai a casa, non gratificava mai l’operato dei figli, non concepiva nemmeno minimamente un piacere, un abbraccio, un sollievo.

E questo aveva condizionato Marcello –nelle relazioni affettive soprattutto- a sentire che non poteva esserci piacere a lungo: se c’era della soddisfazione bisognava pagarla con la sensazione di freddezza che sentiva da bambino.

Da allora Marcello paga un prezzo in qualsiasi forma e moneta, ogni volta che sta un minimo nel benessere. Oggi ha iniziato a smettere di pagare e –titubante- a viversi i suoi momenti di pienezza solo grazie a riflessioni di questo tipo.

Il prezzo che siamo abituati a pagare per il nostro benessere? Rimettiamolo in discussione.

E’ dovunque questa tendenza ormai connaturata in una moltitudine di persone. La si vede nell’abitudine inveterata a limitarsi, boicottarsi, “rivolgersi contro di sé” situazioni in realtà favorevoli.

Marcello pagava tormentandosi per le proprie mancanze, soprattutto quelle inesistenti. Mentre non vedeva assolutamente i suoi pregi evidenti.

Non accettare mai più che ci sia un prezzo da pagare per stare bene nel lavoro e nelle relazioni affettive, insomma nel modo di stare al mondo, è una delle chiavi più semplici e insieme stupefacenti.

Si scopre allora che non c’è bisogno di pagare mai più nulla per star bene. Emerge spessissimo nelle persone che incontro nel mio studio: nel tempo, la situazione inesorabilmente cambia, si modifica, migliora, anche a livello fisico, psicosomatico e di salute generale. Ed è una delle sensazioni più piacevoli.

Qualche mese fa, in un giardino, un padre di due bambini stava facendo salire il più piccolo su per una scala in legno di un parco giochi. Pretendeva però che la sorella più grande fermasse il fratellino: per passare al di là e ottenere il gelato doveva “fare lo scontrino”. Il bambino non capiva e il padre insisteva. “Per giocare, per avere il gelato, occorre pagare!”. Ad un bambino di due anni. Si notava lo sforzo educativo che stava compiendo: “ogni cosa ha un prezzo”. L’effetto delle nostre buone intenzioni a volte è grottesco, disastroso, drammatico. 

 

Leggi l’approfondimento: 15a) Due Prezzi da Non Pagare Più

 

 

 

Vai a Riepilogo: L’Abbondanza Nelle Relazioni – 7 Relazioni Abbondanti

 

 

 

 

 

 

 

 

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