Perché la Ferita è un Dono?

Quando sono nella Ferita rigida, non ho accesso al piacere spontaneo e all’amore. E’ un altro tratto fondamentale che fa parte di me.

La Ferita del Rigido è detta Ferita da Ingiustizia e assume questa forma:

Io non posso sentire spontaneità, piacere puro e semplice, soddisfazione immediata, gioia diffusa. E non posso farlo mai, quasi mai, episodicamente, perché ci sono sempre doveri infiniti da assolvere e prestazioni da dare, in modo invertito rispetto alla nostra natura: prima e sempre prima preferirò lavorare e stancarmi e fare bella figura, perché così sono stato abituato. E alla fine provo solo tristezza, solitudine, separazione da un parte di me, abbattimento e fatica. 

E’ a questo punto che allora sviluppo il mio Tema Caratteriale Ripetuto e Irrisolto:

“Sarò respinto da tutti e perderò amore e rispetto se non m’impegno enormemente,
se non divento bravo,
ma bravo davvero e soprattutto sempre più bravo…

Solo se avrò successo, affermazione e dimostrerò che sono bravo,
allora avrò amore, affetto, riconoscenza, approvazione.

E per riuscirci devo fare fatica, tanta fatica”.

Questa tendenza caratteriale -e tipo di ferita- è più difficile da percepire come NON VERA rispetto alle altre, perché più integrata, premiata dalla Società, abitudinaria, ego sintonica, meno “fulmine a ciel sereno” rispetto alle altre, tipo la Ferita da Rifiuto, dove la persona rifiuta le relazioni e vive isolato e come perennemente in collera per non essere a sua volta rifiutato nel profondo, come sente da sempre.

Col tempo, tuttavia, la Ferita da Ingiustizia del Rigido può diventare una risorsa che è capace di farmi fare tanta strada nella vita…

…MA solo se non crede più nei suoi presupposti.

NESSUNO MI AMERA’ DI PIù
soltanto se sono molto più bravo
e affermato e di successo di ciò che mi sento.

Quindi IL DONO CONSISTE NEL:

Sapermi impegnare e riuscire nelle cose,
ma solo se le faccio per vivere la vita in modo spontaneo e nel piacere corporeo ed emotivo, cioè rivolto ad un fine molto più naturale, quale ad esempio aiutare gli altri,
che è una missione ben più soddisfacente.

Nel mio caso personale, ad esempio se questa  naturalità è sostenuta anche dal mio essere orfano di padre, quindi dal mio mantenermi umile, modesto e a seguire un profilo basso, sobrio, serio, applicato, come mia madre mi aveva insegnato.

Mentre prima della mia terapia personale usavo tale condizione per ricordarmi ogni momento il sacrificio perenne, la fatica appunto e la condizione di insoddisfazione costante nel raggiungere chissà quali scopi di successo e affermazione sociale.

Quest’ultimo è proprio lo Stile Caratteriale RIGIDO.
Pieno di dovere e di sensi di colpa,

ma può divenire al contrario progredente e che si evolve e si afferma secondo natura.

Che affronta i problemi,
che sfida se stessi e ne esce.
Che sa posporre le proprie esigenze ai fini di un risultato,
dallo studio all’applicazione al lavoro, al pagamento di un mutuo, ma non lo fa più con gli scopi precedenti, bensì in un’ottica moltissimo più di godimento qui e ora dell’esistenza. 

Questo è il Dono della Ferita, wuando lo si comprende.

Cosa mancava ancora? Mancava a me a tutti gli altri che incontro in terapia -ad ogni carattere- il corpo. E ripartire ogni giorno dal piacere corporeo ed emotivo.
Prima lo sport da giovane e poi la bioenergetica mi hanno fornito per fortuna la strada maestra da percorrere. E che percorro, oggi, per me e per gli altri.

Allora, Perché la Ferita è un Dono?

La ferita è un dono quando diventa ciò che è in profondità:
la nostra più grande alleata.

Pertanto, solo per il mio scopo primario possiamo attivarci:

avendo visto a quanto spreco di energie e modi di vivere insensati abbiamo assistito da piccoli, quanto è stato ignorato il valore della vita, la realizzazione, l”espressione…

“Mi riempie di senso e significato -come dice un mio cliente- aiutare gli altri con tutto me stesso
a non sprecare nemmeno un briciolo della propria esistenza e del potenziale vitale”.

Possiamo solo aiutare gli altri ad attraversare le stanze che noi abbiamo attraversato.

E questo succede con tutti i tipi di esperienze e quindi di ferite.

Più gravi sono e più recano un messaggio alto e profondo. Difficile da cogliere se la posta in gioco è la morte o l’invalidità, o un trauma o le ingiustizie incolmabili.

Ma immediatamente percepibile se comprendiamo che ci sono sempre risorse in noi che la nostra infanzia ha provocato, e che gli altri vedono sempre (!).
Ciò sta a dimostrare che c’è sempre un dono nella ferita.

  • Se non sono stato visto, so cosa vuol dire questa sofferenza e apprezzerò per tutta la vita “stare alla luce”.

  • Se non sono stato rispettato, rispetterò gli altri al massimo livello.

  • Se sono stato rifiutato, so mettermi alla prova e farcela da solo e sempre e comunque posso aiutare chiunque ad essere aiutato e a farcela.

  • Se sono stato sottoposto ad un’educazione rigidissima con ogni tipo di ingiustizia e sono stato “avversato” per tutta l’infanzia, in realtà io sono in grado di superare qualsiasi sfida.

Dipende allora a che scopo utilizzo questa mia mia capacità.

Se al servizio del mio carattere o della mia reale soddisfazione.

Questa lettera accorata, pubblicata recentemente da un quotidiano, esprime bene che cosa vuol dire la Ferita è un Dono.

Leggerla ci connette ad un’illuminazione preziosa. Esattamente la stessa della Ferita è un Dono.

Ora, è chiaro da dove nasce il malessere?Semplice.
Se resto AL SERVIZIO DELLE MIE ISTANTE CARATTERIALI allora resterò deluso e insoddisfatto a vita.

A volte fa sorridere chi -avendo ricevuto dei torti- si dispera con tutto se stesso per “non saper abbastanza infliggere dei torti agli altri”.
Non ce la potrà mai fare. E vivrà una vita contro natura.
Ecco da dove viene il malessere di vivere.

Da non aver capito niente e andare in direzione contraria
e in questa strada mettere in piedi un circo che la metà ammazzerebbe un cavallo.

Mentre basterebbe solo chiedersi: qual è la mia vera natura?
E una volta impostata la vita su questa ricerca, il resto sarà solo meglio.

Ogni giorno meglio.

 

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