2. Pronto? Paura?

Ma ricordati sempre che i mostri non muoiono.
Quello che muore è la paura che t’incutono.

Cesare Pavese

 

 

Pronto? Paura? Ecco, volevo dirti…
Ma allora perché io sono sempre allo stesso punto?

Chi tu? -Ho risposto recentemente a questa obiezione- Quello che non sapeva chi era e che cosa voleva? Che non credeva per niente in sé, che si agitava tra angosce incredibili, totalmente disturbato, si buttava via e scappava da sé e vegetava letteralmente in una relazione malata?

E che oggi invece si alza tutte le mattine con una luce e uno uno scopo nello sguardo, spreca moltissimo tempo in meno, ha capito decisamente cosa fare sia nel breve che come scopo nella vita, vive una nuova relazione speciale, ha risolto enormi nodi personali e professionali della sua esistenza e ha recentemente dichiarato che mai e poi mai limiterà ancora la propria vitalità?
Questo intendi per ‘essere sempre allo stesso punto’?

Non è che vorresti semplicemente una ricompensa per essere stato bravo?
Ecco. Scordatelo. Stai meglio per stare meglio ogni giorno finché campi solo se fai qualcosa ogni giorno perché ti fa star bene, non per avere finalmente un biglietto fantasma per un limbo senza alcuna responsabilità e senza sentire mai più paura né alcun problema e zero mancanza.

Questo è il reale problema della paura, esatto-esatto. Non accettarla totalmente e incondizionatamente, per il dono che è, e per quello che ci ha dato di sensibilità e attenzione a sé e agli altri. E sognare ancora un mondo senza più palpitazioni. Impossibile. 

 


Numero 6: Per questo risultano essenziali le 5 cose che ci piacciono di più.

E’ il lavoro successivo che occorre fare. Nutrire di nuovo il proprio bambino interiore e occuparlo in un universo stimolante e di benessere, intensità, gioia palpitante. Sentite come suona persino esagerato. E direste ‘si va beh, ma anche solo un po’ di gioia sarebbe più che sufficiente, grazie’.

Perciò è necessario insistere. E’ proprio quel che sapevamo vivere da bambini che funziona senza misura. O totale e con tutto noi stessi, o niente. Perché non è stato autorizzato ed è necessario ora più di respirare. Dopo aver curato la relazione di base con se stessi attraverso l’adulto, ora occorre occuparsi delle conseguenze di questa nuova relazione, pulita, spontanea, sincera, intensa, al massimo livello e con tutto noi stessi.
Lo abbiamo scritto anche altrove: gioia e sicurezza crescono insieme. Vuoi far sentire qualcuno sicuro? Fallo giocare. Vuoi farlo divertire? Fallo sentire sicuro e vedrai che inizierà a giocare, divertirsi, appassionarsi, vale a dire proprio ciò che vogliamo di più. E’ una legge dele aziende Best Workplaces nel mondo. Le peggiori invece fanno vivere le persone nella paura. E chi resta nelle aziende che usano la paura? Coloro che a casa erano  abituati agli stessi metodi. Sembra incredibile, ma è solo così.

 

Cosa, al contrario, ci piace fare di più di ogni altra cosa? Cosa facevamo e faremmo se fossimo fuori dalle paure? Da quali bei pensieri puliti ed entusiasti le paure ci allontanano? A che cosa non riusciamo più a stare a contatto che una volta ci faceva così bene? E viceversa, cosa facciamo quando non siamo nelle cose belle, in che cosa indugiamo, dove ci rifugiamo, ci blocchiamo?

Questo è il sistema da esplorare, il totale delle questioni urgenti per te. E lo trovi in questo punto, esteso, e riportato molto concretamente in ‘La Lista dei Piaceri’.

E cerca di starci sempre sempre sempre dentro, a contatto emotivo, non razionale. Che ti ispiri. Rendendoti conto che non ci riesci facilmente. E poi però finalmente di più. Non conta il risultato. L’universo sente la direzione che prendiamo e ci premia per questo.
E’ un lavoro che può prendere settimane, per qualche minuto al giorno, ma è una rivoluzione.

A volte le ‘perderai dentro’ di nuovo queste tue soddisfazioni speciali, ma le ritroverai ogni volta lì ad attenderti, e a darti gioia col solo pensiero. E ritrovarle sarà come tornare a casa.

Ah, è vero, hai ragione: l’opzione ‘non mi va’ non è contemplata. E’ normale, ma non è solo che non ti va. E che qualcosa dentro di te non ha imparato a prendersi questa responsabilità. Chi dovrebbe farlo, altrimenti? Vedi? Pensi sempre che ci sia un momento migliore, qualcun altro, o un altrove, un quando me la sentirò, un fuori da me, un meglio di me. E non c’è. Non può esserci. Lo abbiamo detto, è solo un incantesimo, una suggestione, un malinteso, una pigrizia radicata, un vizio. Per cui l’opzione ‘non mi va’ è solo una conferma del bisogno che hai di aspettare che accada qualcosa di magico, mentre la vita va indirizzata, prima, in senso naturale, e non si cura se ci va o non ci va di farlo. E poi tutto ci ritorna in modo luminoso.

 

Numero 7. Dare luce.

Ricordate la metafora delle sessioni di bioenergetica ‘se emetto un suono non posso pensare’? Ecco. Allo stesso modo, se ci impegniamo a dare luce dentro di noi, vale a dire immaginare materialmente che inondiamo di una energia luminosa noi stessi, la nostra vita e le persone care, insieme a tutte le situazioni che ci preoccupano, non possiamo materialmente stare nella paura. Lo abbiamo detto. L’alternativa alla paura è la gioia. Se sono gioioso sono dall’altra parte del cosmo rispetto alla paura. Pertanto non appena si ripresenta la sola sensazione di paura, la gioia è inibita. Ma se so che questa gioia mi salva, mi ci ributto senza indugio, forzandomi il più possibile facendo ripartire, anzi, mai bloccando, il volano dell’energia. E non c’è nulla di più efficace dell’immaginarlo ogni giorno in meditazione, di dare luce. Lo abbiamo indicato in questo articolo, tra gli altri, come si fa. Anche se li abbiamo già percorsi, la ri-lettura anche solo di alcuni di essi rinnova l’entusiasmo necessario a procedere nelle emozioni rigeneranti per noi.

 

Numero 8. Buttarmi nell’intensità.

Dalla luce il passo è breve. Scopro che oltre dando luce, io posso stare nell’energia e nell’intensità anche in ciascuno dei 50 passi della Leggerezza Profonda. Scopro questo mondo inedito nella mia vita preoccupata.

Anche qui: mi trova perplesso e impreparato aprirmi a tali dinamiche, così veloci e profonde insieme. Ma in questo elenco di decine di attitudini alla leggerezza profonda, trovo la strada per l’intensità in ogni momento. Andare a fondo corsa. Questo non so più fare o non ho mai saputo fare.
Il senso è un po’ quello di sentirsi obbligati a partecipare e ad aprirsi che sappiamo già bene che ‘dopo’ ci ha sempre fatto dire che è stato meglio aver fatto. Solo che da troppo tempo non facciamo più per paura. Ora invece c’è poco da fare: abbiamo preso un impegno costante con la nostra gioia e sentiamo bene che sta a noi esserci “insieme e non nonostante” alla paura. E riusciamo a buttarci fuori di casa e a non tirarci più indietro.

Sono tutti livelli successivi che ti rendono la vita meno vuota e mooolto più colma di momenti di coinvolgimento. E ti mettono su un piano inclinato del benessere e non più dello star male, preda di così tante paure.

Impediscono che nell’appena appena accennato, s’inseriscano di nuovo le antiche paturnie di allora. Prova a fermare una macchina in corsa verso la leggerezza. Molto più difficile e quindi improbabile.

 

Numero 9. Mai più considerare le ricadute.

Perché questo comunque succede, di perdersi di nuovo. E non è mai perché ci sono ricadute che dimostrano che la mia vita è di nuovo priva di senso e di possibilità. E basta con questo lamento delle ricadute. Sono solo flash di veri ricordi, di qualcosa che non ricordiamo ancora bene. E ci dicono solo che occorre lottare con tutto noi stessi. Se ti lamenti, la fatica è tripla. Perché sono lampi di atmosfere realmente vissute, e noi possiamo accarezzare quel bambino impaurito e uscirne facilmente, sapendo perfettamente quel che stiamo facendo. E non al contrario biasimarlo e abbatterlo ancora di più. Smettila e basta. Anche perché i picchi si toccano. Lo abbiamo scritto e spiegato e ripetuto. E non possiamo star bene senza che la parte che ha sofferto non si faccia sentire. E quindi scambiamo qualcosa di normale, positivo e inevitabile, con il ricordo e la cura di antiche paure, come una ricaduta nell’abbattimento. Errore e perdita infinita di tempo.
Le ricadute sono lezioni.
Punti della situazione.
Ci fanno vedere chiaramente e con enorme soddisfazione come stiamo reagendo e possiamo fare ancora di più questa volta. E -insieme- come reagivamo le altre altre volte. E ci sembra un secondo fa. Sono test. E vengono a dirci: sei pronto? Sicuro che hai preso nota di tutto? Possiamo andare avanti?

Da queste lezioni di solito si esce perciò molto confortati. Ci arrivano proprio per una questione naturale di contrazione ed espansione. Si ritorna sempre a sentirci come in un check up in profondità prima di fare qualsiasi passo avanti. Se non lo capiamo, la ricchezza della progressione non la vogliamo assolutamente.
Ripetiamo, le paure, preoccupazioni e timori, sono onde naturali di energie che si animano nel cosmo. Quindi loro ciclicamente tornano. E tu puoi solo uscirne con un confronto su come reagivi prima e quanto nuovo sei adesso.

 

Numero 10. Meditazioni corporee bioenergetiche.

Da Beta ad Alfa e poi a Theta. Questa è la frontiera nuova e meravigliosa delle neuroscienze e della fisica quantistica. Il funzionamento della nostra mente al livello delle onde del sonno, incide molto di più sul nostro benessere. Ecco come fare, ne abbiamo parlato in dettaglio.

Perché occorre arrivare fino a questo punto? Per il noto principio secondo cui non è sufficiente dirsi ‘non pensare all’elefante’. Occorre stare in profondo relax e meditazione e familiarizzare con tutto questo. Perché la paura, lo sai, non è esattamente un sintomo lieve e, se non impariamo a ripararla ogni volta fino in fondo, lascia uno stato di perenne fastidio e di sintomi psicosomatici sotto traccia ma presenti, bloccanti e auto alimentati.

Viceversa, la vita dopo queste meditazioni bioenergetiche, profonde,  pratica come un lavaggio emozionale totale e rigenerante.

 

Andiamo ora all’ultima fase di costruzione del sistema antiaereo “gioia comanda colore”, come abbiamo scritto tempo fa. Con calma e con tutta la sicurezza del mondo.

 

 

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Uscire dall’Incantesimo della Paura: Riepilogo

 

 

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