Leggerezza Profonda: 42. Quale Piacere?

Signore dammi la castità e la continenza, ma non subito
Sant’Agostino

 

La vera difficoltà dell’uomo non è di godere i lampioni o i panorami, non di godere i denti-di-leone o le braciole, ma di godere il godimento, di mantenersi capace di farsi piacere ciò che gli piace.
G.K. Chesterton

 

Il Paradosso della Costanza è avere sempre Problemi che impediscano l’intensità a questa vita.

 

Mentre noi, in direzione opposta e contraria, siamo destinati a trovare qualcosa che ci piaccia, ci appassioni e ci coinvolga.

 

E’ da questa collisione giornaliera che deflagra la strana faccenda che chiamiamo vita.

Che lo scopriamo a 74 anni o a 24, per la Natura non ha alcuna importanza, è la nostra unica possibilità, quella di trovare un intenso coinvolgimento. 

Poi, “che ci piaccia” ha infinite possibilità e livelli. Ma su quella strada siamo destinati a correre.

Per fortuna.

Perciò chiedersi a che punto siamo è inutile e un alibi.

Ovunque tu sia, e qualunque sia il tuo livello di soddisfazione, quando ti alzi ogni mattina, fichissimo leone o sgarrupata gazzella, puoi solo buttarti.

A quale livello? Il maggiore al quale riesci a sentirti vivo oggi.

E questo è l’unico viatico per il benessere.

Quindi non a proteggerti, non a ritirarti, non ad evitare, non a chiuderti.

L’angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere.
Frida Kahlo

 

E prima di rimetterti in un nuovo impegno “dei soliti” pensaci mille volte. L’unica possibilità è che la vitalità e il piacere siano “almeno a livello di quello attuale”, ma meglio ovviamente che lo siano di più.

Questo è il Senso del Problema della Costanza. Noi continuiamo a ricadere sempre nello stesso dilemma:

Mi rovino la vita per risolvere problemi, prendendo impegni con il premio presunto di star meglio dopo?

Oppure mi godo l’esistenza il più possibile ogni giorno, smettendola di lottare contro i mulini a vento?

 

Ma come contesto sociale, siamo consapevoli di tutto questo?

In Italia si è semplicemente rimosso il piacere.

Ad esempio, ho effettuato delle selezioni di personale per una posizione che tra i giovani ha un buon appeal.

Sono state poche le persone che sono arrivate e avevano una scintilla in più di vitalità, ricerca, originalità, spontaneità, piacere, entusiasmo, creatività, approccio sincero e convinzione. E tra queste, a conti fatti, molte erano straniere. Di ogni etnia e sangue e cultura. Meglio se incroci strani di storie e provenienze. Io e la mia collega, ci siamo guardati, colti dalla stessa intuizione: e gli italiani? Certo, ci sono e quando ci sono, si distinguono tra i migliori. Ma erano pochi e non frutto di sistema, di società e di maggioranza. Mosche bianche. Quando chiedevo cosa piaceva loro fare, mi guardavano abbastanza sconcertati, sottintendendo: quale piacere?

Mentre negli altri, nei cittadini del mondo, “pelle di ebano e di smeraldo, questo miscuglio di razze strane” come splendidamente dice Jovanotti, c’è una ricerca, un’originalità, un seguire un proprio impulso vitale a realizzarsi nel mondo. 

E mentre con queste sensazioni incontro un’ora dopo a pranzo un caro amico, lui mi racconta fatti che dentro di me danno forse, ma solo forse, un senso alle mie constatazioni.

Nella didattica di sua figlia, a Milano, alla scuola steineriana, lo diciamo senza giudizi di valore e di merito, alle elementari, si introducono nelle diverse ore di musica, 6 strumenti, tutti quelli principali con cui il bambino possa iniziare a giocare.

Nella scuola pubblica, invece, solo alle medie, 1 solo strumento per 1 ora alla settimana.

E mi ritrovo -seduto di fronte al mio amico- con le stesse sensazioni di pochi minuti prima, mentre effettuavo selezioni: nel sistema Italia seguire il piacere non è più contemplato. La patria della musica, della pittura, della commedia dell’arte e dove è possibile vedere il 75% delle opere d’arte del mondo, non contempla più che si segua il proprio piacere e la propria espressività artistica.

Tutti siamo narcisisticamente intruppati in ciò che ci dovrebbe esteriormente piacere, senza originalità né più coinvolgimento, senza più sangue che pulsi.

 

Manca totalmente, nella nostra cultura, un’informazione/educazione a tali pilastri del benessere.

Ma c’è in molte altre culture. E possiamo trarne spunto.

 

Un esempio occidentale positivo è il Thanksgiving day. Un popolo di 300 milioni di esseri, i meno spirituali al mondo, che si fermano a ringraziare dei piaceri e dei doni hanno avuto nel corso dell’anno. Quando mai ha fatto parte della cultura italiana?

 

Un esempio orientale viene dalla Thailandia, dove piccoli altari vengono eretti affinché le persone offrano ciò di cui sentono la mancanza. Se ho bisogno di denaro, dono denaro, se cibo, dono cibo.

 

Allora, qual è il problema?

Che se io mi sono sentito male in famiglia, come è successo ad alcuni miliardi di persone, perché la famiglia era in qualche modo senza vero amore e disfunzionale, quindi senza gioia reale, allora avrò problemi nel piacere della vicinanza, intimità con qualcuno come del godermi la vita e stare in salute, e nella serenità…

Ma non c’è alcun elemento sociale a cui fare riferimento per sanare questa mia disfunzione.

Se non i due estremi: leggermi solo un libro oppure andare a farmi aiutare in psicoterapia, ancora purtroppo con l’assurda etichetta della malattia.

Ha sintetizzato molto bene Daniel Pennac:

Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.

 

Per questo occorre lavorare di più da soli su sé stessi per ritrovarsi, per capire come illuminare la nostra vita.

 

Per questo, l’accettazione di sé e l’intensità ci hanno colpito così tanto e ci spalancano la via maestra per stare finalmente bene.

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