Quali Sono i Livelli Che Non Si parlano?

Questo articolo è la continuazione di: I Livelli Non Si Parlano

Quali sono i livelli?

I livelli che dovrebbero parlarsi sono principalmente:

-> Mentale
-> Emotivo
-> Energetico
-> Corporeo.

Se tutta la consapevolezza ormai mi assiste, non vuol dire infatti che poi io riesca a passare dal livello mentale a quello emotivo, e poi energetico: non so affrontare le emozioni necessarie a comunicare a me e gli altri la mia decisione, e a imprimere la spinta necessaria per il cambiamento di vita che tutto ciò comporta. Un caso può essere quando qualcuno ha capito che ogni volta che ha una paura, occorre affrontare per prima cosa proprio l’azione o la situazione che gli fa più paura. Alzare il telefono e chiamare. Confidarsi sempre. Esprimere i propri terrori. Considerarli normali, vista la storia precedente.

Comprenderli e assorbirli quindi nella propria crescita, come un processo prezioso, indissolubile, perché ha creato tutte le proprie risorse. E lasciarsi andare, finalmente, a livello corporeo ed emotivo.

La legge dell’espressione dice proprio che solo ciò che esprimo si trasforma e assume senso compiuto.

Mentre invece si oscilla per tantissimo tempo, stagioni intere, anni, a continuare a fuggire, ad affrontare una volta sì e due no, gli stessi stati d’animo.
Lo abbiamo detto recentemente in Semplifica. E poi lo abbiamo ribadito in La Struttura! La Struttura!
Se lo sai, fissalo, scrivitelo, e poi soprattutto fallo.
Sapere.
Fissare.
Rileggere.
Esprimere.

Decidere.
Agire.

Solo così diventa ‘qualcosa’. Se no, ogni occasione passa via in un battito di ciglia.

Infine, un altro esempio è quando il corpo fa un po’ quello che vuole, mi dà segnali psicosomatici, mi boicotta o forse mi assiste, chissà. E ciò solo perché io non considero ‘me’, il mio corpo. Non mi ci identifico. Lo uso il corpo. Ci sto sopra. Non lo curo. Non è ‘il tempio della mia anima’, come lo chiamava Edgar Davids, grande sportivo.

Il livello del sentirsi sé stessi (Identità) non si parla con il livello corporeo. E non sa nemmeno che deve farlo, impararlo come prima cosa dell’età adulta.
Il punto è che le persone, soprattutto i giovani (!), non sanno più nemmeno cosa voglia dire essere se stessi. Non sono state educate a trovare i propri riferimenti e non sanno che ora si devono strutturare da capo e che è un processo di crescita indissolubile. Chi sono io? Che cosa mi piace? Che cosa no? Come mi schiero rispetto a queste mie propensioni? Oggi anziché rispondere, ci stordiamo, ci droghiamo. Tutti.

Ci sono poi degli snodi, dei bivii, in questi livelli. La responsabilità ad esempio. Che cosa considero di mia responsabilità? La domanda fa emergere tutta una serie di questioni interessanti. Ah, sì, questo lo considero di mia responsabilità, ma solo in teoria, perché in pratica hanno sempre deciso per me in questo ambito. Come, scusa? Eh sì. Ah. E lo licenziamo così l’argomento? Con un ‘non sono capace e basta’? Vuoi continuare a considerarlo non di tua competenza? Un tema così importante come ad esempio scegliere la tua vita? Oppure sentire che cosa ti va o non ti va di fare? E decidere la tua esistenza?
Percepite come queste istanze ci sfuggano dalle mani? Come acqua preziosa che si disperde in un attimo e non c’è già più.

Perdonate se sorrido, ma mi torna in mente un genitore di una mia cliente di 28 anni che non considerava tra i compiti di una ragazza il fare benzina e ritirare denaro al bancomat, per cui lei doveva sempre chiedere a lui e aspettare che lo facesse. Alla fine, lei lo assecondava per fargli piacere.
Ma quello che aveva perpetrato questo genitore nei confronti della figlia, per altri versi, era indicibile, pesantissimo. Un’ultramaratona ad ostacoli.

L’hai prima massacrata di doveri e poi non le fai fare benzina e ritirare al bancomat?
Se non sono disfunzionali, famiglie così, non so che cosa lo sia di più.
Anche perché tutto questo non parlarsi deriva al 100 per 100 dal rapporto/non rapporto tra i genitori. Nelle famiglie, sono i livelli generazionali a non parlarsi. E quindi poi le persone non si parlano dentro di sé. Allo stesso identico modo.
Padri che non hanno mai affrontato prima con le mogli e quindi con i figli alcun tema importante.
Madri evitanti totalmente che sopravvivono malamente e non glielo si può nemmeno dire che abbiamo un problema.
“Queste cose non dirle a me, per favore, parlane con gli amici, perché cosa vuoi che ti dica un genitore?”.
Ma qualsiasi cosa, cara signora, tranne che ignorare l’argomento.
Altrimenti un problema dell’ ‘800 si trascina fino al 2100. E non sto affatto scherzando.
Un’altra credenza comune, del tutto fuori luogo, è quella di aspettare di avere le idee chiare e di procrastinare qualsiasi decisione, in attesa della ‘scelta migliore’, o delle condizioni ideali per scegliere.
Mentre al contrario, totalmente dalla parte opposta, esiste la verità: si sceglie sempre il meno peggio. Si prende sempre una strada tra due sole possibilità.
Si chiama legge dell’alternativa: si sceglie in ogni momento solo tra due alternative, l’ideale non esiste, non c’è una terza possibilità, esiste sempre e soltanto il meno peggio. In questo momento, che cosa posso decidere tra queste due alternative, e non altre? Ogni giorno, ogni istante.
Per esempio, una persona porta in terapia che SA da sempre che cosa gli va di fare, ma fin da bambina l’ha sempre considerato impossibile. Quindi rinuncia. E questo è un punto focale. Se non ci mette tutte le energie per cambiare questo aspetto, cosa ne parliamo a fare?
Quando si ricomincia a vedere, questo è uno dei principi che più ci assiste. Ritorna ad avanzare, per favore, anima agitata. Che comunque per adesso tale resterai. Prendi le tue decisioni, non le rimandare e sii conseguente tra tutti i livelli che la scelta comporta. Punto. Allora e solo allora sarai meno agitata.

Le decisioni sono soltanto l’inizio di qualcosa. Quando si prende una decisione, in realtà si comincia a scivolare in una forte corrente che ti porta verso un luogo mai neppure sognato al momento di decidere. (Paulo Coelho)

Vivi o muori, ma per amor di Dio non avvelenarti con l’indecisione. (Erica Jong)

La decisione più importante della mia vita è stata la decisione di vivere obbedendo ai miei desideri, alle mie idee e ai miei sogni. (Reinhold Massner)

Tu smetti di essere mediocre il giorno in cui decidi di diventare un Campione, perché la persona mediocre non prenderà quella decisione.
(Tom Hopkins)

Un uomo è subito un altro uomo quando prende una decisione.
(José Saramago)

Quindi, in definitiva, non è importante aver preso la decisione giusta. Per me, in quel momento era la decisone giusta. E con coraggio, ho scelto così.
E’ importante che ci siano le condizioni di comunicazione tra i livelli ai quali mi rappresento i problemi. Altrimenti non potrò mai incidere sul serio.
Oggi viviamo tempi in cui è cruciale riportare la capacità di vivere dentro di noi.
Vivere bene è ricreare le condizioni ecologiche di vivere secondo certi criteri di Ben Essere per ciascuno di noi.

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Ora. Ti stai chiedendo qualcosa? Stai prendendo appunti? Facendo schemi? Oppure anche questo tema non ti riguarda perché cose, persone, fiori, frutti e città, per te sono tutti immutabili?
Se vuoi, con il massimo rispetto per la tua struttura delicata e permalosa, che Dio ti abbia in gloria, ti propongo di chiederti: ma porca miseria, c’è qualcosa nella mia vita che non è conseguente? Dov’è che un ambito non si parla con un altro? Che posso rappresentare come due livelli distinti che non riesco a far dialogare e interagire? Chi non parla con chi dentro di me?

Continua la lettura con:
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