La Ferita è un Dono: Ringraziare la Ferita

“È un segno di Mediocrità
quando dimostri la tua Gratitudine
con Moderazione.”
Roberto Benigni

 

In terapia o meno, il processo di ringraziamento, pulizia ed emancipazione dagli influssi negativi, funziona in questo modo:

 

  • mettiamo che A ci abbia fatto del male per tanto tempo. Sia stato insensibile o ci abbia proprio ignorato o addirittura castigato per anni.
  • Questo ci ha abbattuti (è, come ormai sappiamo, la nostra Ferita). E ciò ci ha resi insicuri, senza sapere bene chi siamo e che cosa vogliamo.
  • Allora noi, da una vita, cerchiamo considerazione, o di farcela, o di sentirci più sicuri ecc.
  • Alla fine siamo sempre lì lì per uscire fuori da questa ricerca vana (che è il nostro Tema, da una vita).
  • Se ringraziamo dentro di noi a lungo e ripetutamente:
    • questa persona o queste persone
    • queste situazioni di deprivazioni
    • scopriamo alla fine la verità…

 

…dopo un po’ che stiamo a contatto e profondamente con questa sensazione antica e presente, qualcosa scatta dentro di noi di vitale, esplosivo, come una fioritura spontanea:

  • “Ma basta! Non ne posso più! Io sono così come sono, in questo caso sensibile agli altri, rispettoso e disponibile proprio perché tu mi hai ignorato! E ciò che non mi ha ammazzato del tuo comportamento, mi ha reso proprio quel che sono! E ne sono molto orgoglioso!
  • Quindi voglio smetterla con questa pesantezza estrema del mio lamento sterile.
  • Come faccio altrimenti a distinguermi dal tuo comportamento con me, a non auto-svalutarmi più, se non accetto totalmente che TU, SOLO TU, mi hai svalutato?
  • E che questo ha degli aspetti molto tristi e preziosissimi per me allo stesso tempo?
  • Solo così la posso smettere con l’auto-censura a priori che continuo ad infliggermi solo perché me la infliggevi tu (!).
  • PROPRIO TU mi hai reso ancora oggi iper-critico nei confronti di me stesso, ma posso invece vedere la verità di questa attitudine che mi hai dato: io sono sensibile, attento si bisogni altrui, rispettosissimo dei confini degli altri, responsabile e mai e poi mai duro e scorretto come te. E io voglio essere così come sono e mi sento!!”.

Questo processo si chiama “Ringraziare la Ferita” e va scritto si carta che conserveremo, e rileggeremo.
Ri-dona forze notevoli laddove ce le siamo compromesse anni e anni fa.

La lettera non finisce qui, ovviamente. Prosegue elencando ogni episodio che ricordiamo con dolore, citandolo e ringraziando l’autore dell’avercelo inflitto, considerando le conseguenze POSITIVE che queste azioni ci hanno lasciato.

Sentite come, all’impronta, sembra difficile, scarnificante?

Ma credo vi sia chiaro quanta liberazione produca.

 

E’ intuitivo perché farlo?

Perché altrimenti ci sfugge chi siamo davvero.

Perché in caso contrario restiamo incistati in rimuginazioni negative e oppositive nei nostri confronti, che durano decenni.

Perché occorre dire Basta e mettere un punto.

Ma non è sufficiente e non serve, anzi è controproducente, se ci fermiamo a rinfacciare il dolore all’altro e a tirar fuori la rabbia.

Occorre davvero ringraziare CON TUTTO IL CUORE LIBERATO.

Occorre fare qualcos’altro oltre a scrivere questa lettera?
Solo un ultimo passo con certi accorgimenti di metodo.

  1. E’ necessario subito dopo aver scritto sintonizzarsi emotivamente in modo profondo con la gratitudine, non limitarsi a pensarla, provando a ricordare immedesimandosi in momenti in cui siamo stati particolarmente coinvolti da una gioia, una relazione, un’intuizione, una sensazione di sentirsi toccati interiormente che ci ha trasformato, magari antica e precedente a quella persona o a quel trauma. Percependo che riusciamo ancora a sentire quella gioia. Ed anzi, la percepiamo di più grazie alla sensibilità che questa situazione incresciosa ci ha donato. Questo ci trasforma la prospettiva e infonde energia e ispirazione.
  2. Occorre poi farlo come prassi ripetuta e costitutiva delle nostre giornate, soprattutto quando siamo più nella ferita e ci sentiamo perduti, questo è il segreto. Ciò vuol dire cambiare la nostra attitudine dal semplice atto simbolico ed episodico di scrivere una lettera, al gesto emotivo di condividere ogni giorno un’energia che rimette in circolo il bene che ci ha toccato. E’ un processo molto diverso e più intenso.
  3. Occorre proprio in ogni periodo, quindi partendo anche dai momenti peggiori, abituarsi a condividere intensamente questa sensazione di enorme gratitudine per la sensazione di intensità descritta la punto 1, credendoci, immaginando in modo meditativo un’intensa energia che noi riusciamo a mettere a disposizione degli altri anche con immagini metaforiche di luce che con convinzione convogliamo verso chiunque altro incontriamo.
  4. Solo a questo punto sentirò come punto di partenza una gioia intensa che proviene da questa gratitudine che mi fa partecipare -tramite il benessere che ricevo- al benessere che io riesco a produrre in me e negli altri, re-distribuiendo questa gratitudine in modo sempre più partecipato e potente.

Ci ho mai pensato? Da qui evolve tutta la mia vita.

Le persone si auto-massacrano. Noi continuiamo a farci ciò che ci hanno fatto da piccoli.

Per cui, una cliente che ho davanti, ignorata dai genitori, mi può rispondere che lei non si piace per niente. E giù autocritiche come il pane, condite da giudizi ingiusti e impietosi su di sé. Esattamente come i genitori che ignoravano i suoi pregi, lei ora evita di vederli completamente.

E badate bene: si è sempre battuta come un leone contro la madre e il padre e le loro svalutazioni, per poi, da adulta, essere lei stessa a denigrarsi senza motivo.

E senza averne un minimo di consapevolezza! E perché? Soltanto perché non ha più nessuno contro cui battersi se non se stessa? Ma andiamo…

E’ semplice e sconcertante. Ma ricchissimo di spunti.

Perché saperlo non basta per niente: occorre sperimentare esperienze su esperienze, nuove sintonizzazioni, esercizi corporei e meditazioni per uscirne, tra cui scrivere le lettere di cui sopra (leggi “Ti ringrazio Perché”), perché solo così si arriva allo stato emotivo profondo e liberatorio. Necessario per cambiare.

 

Ricapitolando, occorre stare sul pezzo per un po’, fino a che le nostre piccole anime sfavillanti non siano trasfigurate! E saltino letteralmente sulla sedia! Realizzando che hanno comunque sempre una parte di cui sono orgogliose! E che a loro piace molto di sé, proprio perché svalutata! E riscoprano un entusiasmo incredibile.

Sentite quanto ridabiamo che l’intensità e la concentrazione del nostro atteggiamento sono necessari per star bene, all’inizio? Ciò solo perché il condizionamento ricevuto come educazione dalle nostre antiche atmosfere è stato oltre che potente anche ripetuto, e poi auto-ripetuto per decenni, e oggi fa parte integrante di noi. Perciò occorre schierare tutte le truppe e le energie che abbiamo a disposizione per partire da una posizione potentissima per definizione, che è appunto l’enorme gratitudine. Non di meno.

“Ti ringrazio Perché” è la strada maestra per la nostra nuova vita. Profonda. Pulita. Luminosa.

PS. Mentre pubblico queste note, sento alla radio che pochi giorni fa si è celebrato il “Thanksgiving Day” in America. Ed è la festa più importante per loro. Più del Natale. Raccontano di una cena di 14 persone –tra loro sconosciute- dove ciascuno ha dichiarato di che cosa quest’anno poteva essere grato. Perché. A chi.

Quand’è che l’abbiamo mai fatto noi in Italia?

Quand’è che la vogliamo organizzare a casa nostra senza più perdere occasioni per vivere pienamente?

 

PS2: Non posso esimermi, con le lacrime agli occhi, dal postare ciò che Robin Williams ha voluto lasciare a sua moglie, facendola finita. E’ il più straziante esempio di come ringraziare ogni giorno EVITI di arrivare a gesti disperati, sconfitti e definitivi come questo. Che peccato, che peccato, che peccato, ci viene da dire.

“Mi dispiace, piccola, ci sono delle cose che devo dirti e mi restano solo pochi momenti. Mi dispiace per tutto ciò che non potrò mai darti, non ti comprerò mai un hamburger gigante a 4 piani, niente supermega. Non ti farò mai sorridere. Volevo soltanto invecchiare insieme a te come due vecchie tartarughe che ridono contandosi le rughe insieme, al capolinea, sul lago del tuo dipinto, quello era il nostro Paradiso. Abbiamo molto da perdere: libri, pisolini, baci e litigi, o Dio ne abbiamo avuti di straordinari dei quali ti ringrazio e grazie di ogni gesto gentile. Grazie per i nostri figli, per la prima volta che li ho visti e per avermi sempre fatto sentire orgoglioso di te. Per la tua forza, per la tua dolcezza, per come eri e come sei, per come ho sempre desiderato toccarti, Dio eri tutta la mia vita! E ti chiedo scusa per tutte le volte che ho fallito con te, specialmente questa.”

Robin Williams

Vai all’approfondimento: “Ti ringrazio Perché”.

 

 

 

La Ferita è un Dono

Riepilogo

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