Si Muove Sempre Tutto Nella Paura Vissuta in Modo Sano.

Questo articolo è la continuazione de: La Fine della Paura

Si muove sempre tutto nella paura vissuta in modo sano.
Non si muove mai niente nella ferita vissuta in modo insano.

Ciò che chiamiamo paura in questi casi -e che ci induce poi a farci aiutare- è sostanzialmente una sensazione confusa e ripetuta in noi migliaia di volte, in cui non sappiamo bene cosa ci capita, ma ci viene il cuore in gola e iniziamo a palpitare, ritrovandoci sostanzialmente bloccati.
E ciò accade perché si è verificato uno stop indotto da un condizionamento educativo, da qualche trauma o brutta situazione o proibizione famigliare in cui siamo cresciuti. E si rintraccia sempre, e viene fuori in ogni racconto terapeutico ciò che ha provocato questo blocco. Immancabilmente.

Perciò è stupido averne paura.
Tale enorme differenza tra blocco della ferita caratteriale e paura vera e propria, sancisce infatti una gigantesca possibilità di uscita per sempre da quelle che chiamiamo paure.

Perché:

1. Non lo sono per niente, paure.
2. Sono sempre uguali alla nostra ferita e al nostro solito pantano di proibizioni, punizioni, sensi di colpa, inadeguatezze, blocchi e rinunce esistenziali, sensazioni di non essere all’altezza, che abbiamo sentito per anni, ogni giorno, nella nostra educazione infantile, e continuiamo a sentire, questo è il punto.

E, ripetiamo, sono sempre loro, ogni volta le stesse identiche della nostra atmosfera di casa dei nostri genitori.

E infine:
3. Qualora lo fossero sul serio, paure, le affronteremmo proprio perché sarebbero da affrontare e basta, con un intento che produce benessere immediato per lo sfogo e la naturalità a cui ci riporta.

Prendiamo ad esempio la malattia. E prendiamola nella sua accezione maggiore, quella mortale. E chiamiamola con il suo nome. La paura di avere un tumore.
La paura di avere un tumore, o l’ipocondria in generale, non sono paure, sono ferite caratteriali. Di fronte ad una malattia potenzialmente mortale (o solo al pensiero di potersi ammalare…) ciascuno di noi reagisce in maniera personale, ferita, sempre uguale a tutte le brutture della propria esistenza: c’è chi si dice che ‘solo ad uno sfigato come me poteva capitare una disgrazia così’, e chi si dice che è ‘una giusta punizione per aver rinunciato così tanto all’esistenza’. E così via, ma comunque ogni volta la stessa reazione della medesima ferita sempre in atto. 

E come ogni sintomo, dal più lieve al più grave, funziona sempre come una profezia che si auto avvera: c’è sempre una convenienza nel farmi capitare o nell’attirare quella malattia, nella misura esatta di dramma invalidante che sento dentro.
Non è pazzesco?
Spesso ad esempio le infezioni croniche ci ricordano un problema perenne. Mentre le evoluzioni di tali infezioni in tumori, ci dimostrano che il problema è mortifero e senza scampo per noi. Ma è solo una convinzione, pensate un po’, da debellare dentro di noi, confutare, trasformare e vedere per ciò che è: una mera e inutile suggestione.

Quindi la condizione psicologica è fondamentale nell’affrontare il nostro blocco e nel non chiamarlo più paura.
Se si vedono i libri di Meta Medicina di Claudia Rainville, si notano subito le esatte corrispondenze dei sintomi.

Sapete viceversa perché realmente ringrazia chi ha avuto un tumore?
Perché ha compreso e superato proprio questo meccanismo.
A me è capitata come sensazione e vi garantisco che si ringrazia davvero l’esistenza e la malattia. Ne ho parlato in questo video che rende bene come affrontare e accettare la morte mi abbia spalancato un’esistenza totalmente diversa: 7 Centimetri di Futuro.
E poi per tutto il resto dei respiri che ci spettano, non si ha più paura di niente in assoluto.

Chi ha avuto un tumore e ha affrontato la paura di morire, l’ha risolta per quello che è: il dispiacere esistenziale di dover lasciare questa vita. Ma non è paura.
E una volta affrontata la situazione drammatica per mesi ogni notte e risolta, con una semplice decisione di vivere serenamente fino in fondo e senza più alcun timore, titubanza, preoccupazione, ansia o angoscia, mai più…
…perché sono falsi colossali e non servono assolutamente a nulla, se non a rovinarci l’esistenza sempre nei soliti modi…
…dopo aver scelto ‘come’, nel caso, morire, con un sorriso e in pace anziché un livore e una rabbia abissale che ci rovinino gli ultimi mesi di vita…
…allora sì che si conosce l’essenza delle cose, molto di più di chi tutto questo non l’ha dovuto/voluto attraversare:

– ho vissuto sempre contratto
adesso che dovrei essere preoccupato, mi sento totalmente liberato
– a prescindere dal fatto che io sopravviva o meno, allora mai e poi mai avrò più paura di nulla e mai mi sentirò ancora contratto, preoccupato e in riserva.

Cito spesso una ragazza di Roma che ringraziava in un weekend di terapia il proprio tumore tra le lacrime di gioia, e la sensazione infinita di rinascita: ‘mi ha fatto uscire per sempre dalle mie solite paure infinite’.
E ci implorava di buttarci anche noi in qualsiasi entusiasmo in modo totale e totalmente felice, e di non aspettare mai più che una malattia, un infortunio o un trauma ci costringessero a farlo lì per lì.

Fatto sta che io non ho mai visto nessuno più felice di mia figlia di 3 anni che scappa quando le dico che se la prendo le faccio il solletico. E’ presa da risate incredibili, piacevolissime, coinvolgenti, vitali. Eccitazione, paura che io la prenda e gioco infinito, illuminano la sua e la nostra vita, attraverso il rischio, il mettersi alla prova, il rincorrersi a vicenda.

La paura è un gioco. Tutte le fiabe fanno paura per risolversi in un lieto fine. A volte sono mostruosamente paurose.
Come mai secondo voi? Proprio perché è un meccanismo naturale. Se vogliamo sentire gioia pura, viene meglio se prima ci siamo messi in condizioni di avere paura di non poter avere questa gioia. Al termine ce la godiamo molto di più. In antichità era decisamente così. Andare a cavallo, cacciare, salire sugli alberi, affrontare ogni tipo di animali. Si dice che per esempio gli uomini adulti e maturi siano finiti. E perché? Proprio perché questi rituali per i maschi non ci sono più. Mentre le donne, una volta al mese, sono mantenute dalla maternità alla sensazione di dover comunque un giorno affrontare tutte le proprie paure e risolverle.

In ogni caso, ciascuno di noi, nel nostro piccolo, da bambino si è messo talmente in pericolo da uscirne trasformato, affermato e felice. O quasi. La persona che viene in studio da noi, invece, non ha nè lo sguardo affermato nè tale vitalità sopra ricordata.
Ma può ritrovarla benissimo. E accade spesso in terapia. Le persone rifioriscono letteralmente.

Non volete farlo anche voi sapendo come si fa?
Si fa in fretta in realtà.
Ricapitolando:

  1. Affrontare le proprie paure è tutto.
  2. Sapere perché e come farlo è indispensabile.
  3. Avere paura della paura è un assurdo in termini.
  4. In realtà noi sentiamo blocco e ferita e sensazione di non avere via d’uscita, quando diciamo di avere paura.
  5. E il blocco vero è dall’altra parte: da una vita probabilmente non viviamo appieno le gioie dell’esistenza.
  6. Buttarsi nella gioia e nella felicità senza più alcuna remora, vuol dire allora rimuovere per sempre il freno a mano della paura /ansia /preoccupazione /angoscia e funziona così proprio come antidoto alla sensazione di blocco esistenziale, poiché la paura che nel caso arriverà, sarà naturale e ci spingerà a reagire, mai più a bloccarci.
  7. La sensazione di liberazione, leggerezza, intensità e verità che ne deriva, ci stravolge l’esistenza.

Continua la lettura: Senza affrontare le paure, la vita non è vita.

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