Leggerezza Profonda: 36. So Proteggere Me Stesso?

Un adulto creativo è un bambino sopravvissuto.

Ursula K. le Guin

 

So prendermi cura del Mio Bambino e della Mia Parte Emotiva?

 

Un’altra emozione incredibile arriva in terapia allorché si scopre come proteggersi con calore, affetto, sicurezza e prosperità totali.

Ne abbiamo parlato ne Le Due Funzioni dell’Adulto.

Vuol dire abbeverarsi alla fonte.

E’ sanare, ri-avvivare, ri-alimentare, il senso della relazione di base.

Cioè del modo di relazionarsi che abbiamo respirato nella famiglia di origine. Del timbro d’amore, rapporto affettivo, scambi, dipendenze e autonomie che c’erano o non c’erano tra i nostri genitori e -di conseguenza- tra loro e noi.

Avete idea, vero, di cosa vuol dire?

Non saper dire di no, oppure di sì, sapersi o meno rilassare, indulgere sempre nelle stesse illusioni, fantasie, incertezze, ricadere negli stessi identici errori, vizi, indulgenze, lasciarsi fregare sempre dallo stesso tipo di dinamiche affettive. In definitiva, non riuscire più a proteggersi o non esserci mai riusciti, non saper porre i giusti limiti e confini, non saper decidere un termine alle esagerazioni. 

 

Dice Mark Twain a questo proposito: L’educazione è la difesa organizzata degli adulti contro la gioventù.

Abbiamo tutti invece diritto e desiderio e spinta e determinazione a vivere infinitamente bene, senza limiti e pienissimamente. Soprattutto e grazie alle ferite che la vita ci ha riservato.

Questo è il principio che non dovremmo dimenticare mai.

Ma qui evidenziamo il momento in cui -prima di re-indirizzare la nostra vita- ci rendiamo conto che non sappiamo creare da soli le condizioni che ci sono mancate.

 

Penso ad esempio al concetto di spreco di energia e denaro che io ho respirato nella mia famiglia, e di confusione affettiva, emotiva, di scopi ed intenti.

Il grande mutamento che si verifica in terapia è proprio USCIRE dall’illusione di dover ancora conquistare ALL’ESTERNO di noi, nella relazione, nell’altro, in un corso o in una terapia… la sicurezza o la fiducia in noi stessi o la capacità di gioire davvero o chissà quante altre dimensioni e funzioni compromesse nel clima in cui si è formato il nostro carattere…

… e finalmente concentrarsi sul reale problema che -risolto- ci farebbe fare, ora sì, un bel salto in una vita più intensa e confortevole. Un recente sfogo di Antonio, detto Nino va proprio in questa direzione:

Il vero problema NON è -ad esempio- che io non so farcela, perché mi sbatto da una vita per farcela, credo sempre di non farcela e alla fine ce la faccio sempre.
E’ un ricordo, una suggestione, che avrò sempre (!). E non è reale.
Il problema è che sono perso a cercare di farcela e non so proteggere me stesso, sostenere e instradare le mie energie verso il benessere, proprio perché sono ossessionato dal farcela e non vedo altro (!). E poi ce la faccio lo stesso!
E non so provvedere a me stesso come dovrei. Non so dire basta quando esagero. Non so indirizzare tutta la mia esistenza verso ciò che è lì e non vedo.

 

Il panorama è variegato a seconda della propria storia personale, ma le dimensioni sono simili.

Viceversa, se io accetto (NON vuol dire mi rassegno!) che così è stato e ci sviluppo un lavoro di analisi sopra, arriverò proprio a questo punto.

 

Sentiamo un’altra testimonianza, questa volta di Annalisa, che pure ormai ha i figli grandi che potrebbe essere nonna:

Diavolo! Sai cosa sto scoprendo? Che io non solo non ho avuto un esempio di adulto e quindi non so proprio fare l’adulto di me stessa.

E’ vero, sto imparando, mi accudisco, mi sento infinitamente più in grado di essere responsabile, ma non è solo questo.

E’ che adesso vedo chiaramente quanto io non consideri proprio:

  • la prosperità continua e garantita
  • la protezione di me sicura e sostenuta nel tempo che posso e devo fare da sola, spontaneamente
  • la cura, il lenire, l’accudire me stessa in prima persona
  • il darmi risposte da sola, senza cercare più l’imponderabile

E solo se mi esercito e parecchio nel:

  • non pagare più le multe solo quando arrivano da Equitalia
  • Decidere davvero ora e per sempre di smettere i vizi e le disfunzioni di abitudini alimentari, di fumo, di alcol
  • Smettere di dilapidare denaro senza nemmeno accorgermene (!)
  • Mantenere molto di più le sane abitudini
  • Uscire dalle drammatizzazioni (! ! !)
  • Tornare a ridere di gusto, gioire
  • Cogliere le vere intensità di ogni giorno, nessuna esclusa…

…allora, di colpo, “sano”, risolvo e supero le questioni più urgenti della mia vita”.

 

Beh certo, direte voi. Se sei messa così male che non paghi neppure le multe… Facile il miglioramento.

Ma i casi più chiari ed estremi, servono solo da chiaro esempio, mentre i princìpi e le leggi per cui la Trasformazione del proprio carattere è possibile, valgono sempre, anche e soprattutto per i problemucci che però ci attanagliano l’esistenza, più di ciò che ammettiamo.

 

Ma davvero credete che chi ha grandi problemi li veda come tali? Pensiamo tutti in realtà che la nostra vita sia normalissima e condita solo di piccole difficoltà.

Ma davvero credi tu lettore che anche tu non abbia problemi invalidanti che in realtà non vuoi vedere? E che già solo se li vedessi, potresti fare proprio quel salto quantico che stai aspettando da una vita e senti di meritarti?

 

In sostanza, vogliamo qui ribadire che ormai da decenni la nostra prima impressione di un nuovo cliente in terapia si basa -in maniera determinante- sulla sua capacità di fare da adulto a sé stesso.

 

Nonostante il pericolo sia passato e il bambino spaventato sia ora un adulto indipen­dente, l’Io non può accettare la nuova realtà e cedere il controllo. Allora diventa un Super lo che deve mantenere il controllo per timore dell’anar­chia che deriverebbe dall’abbandono della sua posizione. Ho conosciuto molti pazienti che, pur essendo adulti indipendenti, hanno ancora paura dei loro genitori, di parlare loro apertamente. Di fronte ai genitori, tremano come un cagnolino spaventato. Quando, grazie alla terapia, acquistano il coraggio di parlare liberamente al genitore, si stupiscono che questa persona che vedevano tanto minacciosa non sia più il mostro che temevano.

Alexander Lowen, Arrendersi al Corpo, pag. 15.

 

Già solo ragionarci sopra, farci attenzione, prendere questo punto di vista sulla propria vita, ci cambia completamente l’esistenza.

Quindi chiediamoci:

Piccolo Questionario sulla Mia Nuova Esistenza Sanata e Accudita da Me Stesso

  • Prima di tutto: mi parlo? So che posso prendere le 2 veci di “me stesso che chiede” (Bambino) e “me stesso che risponde” (Adulto)?

Continua la lettura:

Piccolo Questionario sulla Mia Nuova Esistenza Sanata e Accudita da Me Stesso

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