7. Urlare la Gioia Dentro alla Paura

Dì a te stesso le tue paure più profonde.
Così, la paura non ha più potere
e la paura della libertà diminuisce fino a svanire.
Sei libero.
Jim Morrison

(Questo articolo è la continuazione di: Senza Affrontare le Paure, la Vita Non è Vita)

Urlare la gioia dentro alla paura. Una testimonianza.

Finalmente, dopo tanti anni, ho visto chiaro come la paura è solo una falsità– mi dice un mio cliente.

Aver paura non è aver paura, è non poter stare bene. E’ la sensazione di condanna a qualcosa. Ad una spada di Damocle che arriva, all’impossibilità di un cammino autonomo e sempre positivo.
La chiamiamo Paura per darle un’etichetta
.
Comune.
Qualsiasi.
Ma quando qualcuno dice ho paura, non sta dicendo ho paura, sta dicendo ho la sensazione che non posso… che cosa? Questa è la domanda corretta. Per affrontare ogni paura. Qualsiasi paura.
E darle un nome.
Qualsiasi nome.

Prova a farlo anche tu, sistematicamente. E svelerai ogni tua paura per ciò che è realmente.
Scrivi ogni volta che ti senti impaurito: paura di cosa? Prendi questa abitudine di scavare dentro di te.
E piano piano arriverai ad essere più preciso, accurato, auto accudente e finalmente libero dalle tue titubanze e restrizioni.

Perché lo affermiamo? Perché la Paura fa reagire. Il blocco invece freeza, raggela, blocca. Ed è questa seconda sensazione di sentirsi impossibilitati a fuggire, a dover subire, che le persone sentono. E’ il contrario della paura.

Per cui poi le persone temono costantemente, vale a dire che sviluppano una paura della paura, di ritrovarsi così, nella ricaduta della ferita, di cui abbiamo appena parlato negli articoli precedenti.

E alla fine -continua il mio cliente di cui sopra- tale scoperta è una rinascita. Liberazione. Ritornare a palpitare come da sempre aspettavo. E’ danzare sulle nuvole, fluttuando ad un metro da terra.
Stavi lì, andava tutto bene. Ed è bastato un pensiero, un alito impercettibile di vento contrario, ad angosciarti all’istante? E con una sensazione di morte? Cos’è esattamente che pensavi? Ricostruiscilo. Piano piano.
Ecco. Vedi?
E ritorna a volare.

Ho solo una vita, finalmente – mi dice il mio cliente – Che non s’impunta più ogni istante, ogni notte, ogni settimana. Ma che invece s’immerge, si innalza e s’invola.
Ci sono le atmosfere che voglio sentire e mi ritrovo ogni giorno, la serie di manifestazioni di me che mi nutrono di più, e senza più alcun impedimento. Questo è il punto. Non è più ‘a patto che…’, non c’è più, mai più, una condizione, nessuna condizione a vivere. Pienamente.

Ciò vale anche per una malattia.

Più è grave la malattia e più è falsa la paura.
Più è falsa la paura è più ha bisogno di una malattia grave per diventare reale.
Bisogna Urlare la Gioia dentro alla Paura.
In tutti questi anni la verità era lì e non vedevamo.
Affatto.
Abbiamo bisogno di ammalarci solo per confermare le nostre paure. Di qualsiasi forma esse siano (!).
Allora sarebbe apparentemente normale ritrarsi e aver paura. Giustificabile. Ma invece è chiaro che è il contrario: quella malattia viene per continuare a minare: vedi, credevi di poter star bene. E invece ogni volta ti arriva qualcosa che ti ricorda che non puoi vivere bene, secondo questa condanna e maledizione solo tua, di dover sottostare al tuo senso di colpa illogico, di dover rinunciare, morire dentro e fuori, perché devi pagare un prezzo, il prezzo di non essere all’altezza, di sbagliare sempre e di dover pagare sempre e sempre di più. Con rabbia auto rivolta, assurda, impossibile, contro natura, che t’impedisce di amare, godere e coinvolgerti fino in fondo.
Accade a tutti? A chiunque.
Andrebbe gridato per le strade.
Insegnato nelle scuole.

Pensateci. Ogni giorno sono due vite che si contrappongono dentro di noi. La vita che sta aspettando conferme di gioia, sdrammatizzazione ed entusiasmo e la vita che sta arrancando in attesa di inevitabili paure che ci confermino una realtà di stenti e disagi, senza alcun motivo se non l’abitudine. 
Se vi è chiaro e quando vi è chiaro allora rifiorite. 

Per fortuna, di nuovo, alla fine di ogni capitolo dell’esistenza, c’è il giorno della consapevolezza. Per tornare ad amare.
L’unica cosa che ci possa salvare e illuminare il cammino è solo il sapere cosa ci succede?
Certo. Fino in fondo.
Anche nelle paure più profonde?
Anche di più in quelle.
Garantito?
Assicurato.

Perché la vita pulita e senza alcun intoppo esiste. Ed è lì che aspetta. E sorride.

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